A Silvia

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Torino, 14 maggio 2020

 

La notizia della liberazione di Silvia Romano è stata un urlo di gioia che ha attraversato il pomeriggio di sabato 9 maggio, quell’ANSA battuta nel pomeriggio ha saputo restituire un senso a queste nostre giornate sospese, ha saputo svegliarci da quel torpore a cui questo periodo così faticoso e pieno di dubbi ci ha consegnato. È stata una scossa di felicità che ha percorso tutti noi, Silvia non era solo più una immagine di solidarietà vissuta fino all’estremo, non era più una foto di una ragazza sorridente che sgranava gli occhi pieni di vita di fronte alla fotocamera, ma riacquisiva la sua fisionomia di persona che dal nulla ritornava al mondo (forse il sogno di tutti noi in questo periodo di pandemia).  

Quello stesso sorriso Silvia lo ha regalato a tutti noi non appena atterrata a Ciampino quando ha salutato con la mano procedendo in abito lungo tipico somalo e per qualche istante, redarguita dagli uomini della sicurezza, ha abbassato la mascherina mostrandoci il suo volto sorridente. Quasi a rassicurarci, “sono proprio io…"

E allora avremmo voluto unirci anche noi a quell’abbraccio infinito con cui è stata accolta dai suoi familiari, un abbraccio che a noi è ancora vietato in questa epoca di Covid, ma che è l’abbraccio dell’Italia migliore, dell’Italia che si spende senza paura sul suolo nazionale e all’estero per stare vicino agli ultimi e ai più fragili, dell’Italia che non si rassegna ai “muri” fisici e culturali e trova strade per aggirarli o smantellarli, dell’Italia che si mette in gioco, che ha cura di questo mondo e mette in conto sacrifici e rinunce per quella scelta 

Ma non era ancora evaporato il calore di quell’abbraccio e non si era allontanato il riflesso di quel sorriso che una valanga d’odio ha cercato di travolgere Silvia e quello che lei rappresenta. Attacchi disgustosi portati da quell’Italia dell’aiutiamoli a casa loro …ma fatelo voi, da quell’Italia che agita simboli religiosi non per ridefinire perimetri di prossimità e di dialogo, ma per tracciare campi di battaglia… di quell’Italia che non si fa scrupoli a strumentalizzare politicamente le scelte e la sofferenza di una giovane donna coraggiosa e libera... 

Noi non ci stiamo… 

L'odio e le accuse rivolte a Silvia Romano colpiscono tutto il mondo dell’associazionismo, del volontariato e della cooperazione internazionale, sminuiscono il valore dell'impegno relegandolo a banale buonismo. 

Convertita liberamente o obbligata, con vestiti occidentali o somali, riscatto o non riscatto… ma ci rendiamo conto che non sappiamo neanche più gioire per una vita umana ritrovata… per una ragazza che aveva scelto la via più difficile, quella di aiutare il prossimo nelle condizioni più difficili e che ha pagato una scelta d'amore con 18 mesi, 540 giorni di prigionia e che ora ritorna alla vita… bentornata Silvia ...non ti curar di loro e passa con il tuo sorriso. 

Un sorriso letteralmente impagabile, dopo mesi di terrore e prigionia, un sorriso che sotterra nella vergogna chi coltiva odio e chi ha avuto da dire assommando in un sol colpo cinismo a ignoranza. 

Il sorriso della nostra Italia, il sorriso dell’Italia che vogliamo…