Si può sperare solo insieme

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27 marzo 2020

Si può sperare solo insieme​

Raffaella Dispenza

 

 

Stiamo attraversando un periodo buio della storia del nostro Paese.

 

Abbiamo sotto gli occhi notizie e immagini sconvolgenti, che ci parlano di malattia, di sofferenza, di lutto, di un sistema sanitario nazionale in forte difficoltà, di persone sole, disorientate, spaventate. Non è facile in questi giorni raccogliere con lucidità i pensieri e le parole.

 

Abbiamo tutti come cittadini il dovere di reagire a questa situazione e di continuare a sperare. Il primo dovere ovviamente è quello di rispettare le prescrizioni che il Governo e gli altri enti locali stanno via via definendo, affinché il contagio sia contenuto e progressivamente si fermi, per il bene di tutti noi. 

 

In questi giorni molte persone sono mobilitate, a partire da medici e infermieri che credo non sapremo mai ringraziare abbastanza per avere messo la propria vita al servizio del Paese e per avere sopperito allo smarrimento di un Paese che non era attrezzato per affrontare una simile emergenza. 

 

Ci sono molte realtà del Terzo Settore che in questo momento stanno operando a favore di più fragili, sostenendo famiglie che vivono la disabilità, gestendo comunità residenziali e gruppi alloggio, dando aiuto a persone senza fissa dimora, aiutando nella distribuzione a domicilio della spesa, rassicurando come possibile le persone più in difficoltà.  Anche il nostro sistema ACLI sta provando a fare la propria parte, innanzitutto cercando di mantenere operativi i nostri servizi di Patronato e Caf, per dare informazioni, orientamento, per dare risposte concrete a quelle famiglie che hanno urgenza di accedere a sussidi di vario tipo, che riguardano la salute, che riguardano la perdita del lavoro o le diverse forme di sostegno al reddito, o chi ha necessità di gestire la propria assistente familiare. La cooperativa Solidarietà sta continuando a svolgere il proprio servizio di assistenza domiciliare in una condizione di forte difficoltà a reperire i dispositivi di protezione per i propri operatori, cercando di non fare mancare il proprio supporto alle famiglie che devono assistere un anziano non autosufficiente o con disabilità, spesso svolgendo anche attività quali quelle della consegna della spesa. Molte delle nostre associazioni, stanno provando a proseguire a distanza alcune attività per “stare accanto” come ad esempio associazioni che operano con ragazzi disabili o con bambini e minori, per cercare di non interrompere le relazioni. Tutte le realtà del sistema – servizi, cooperative, associazioni -  stanno provando a ripensare le proprie attività e le proprie progettualità per adeguarle a questo tempo in cui le limitazioni agli spostamenti e agli assembramenti di fatto limitano fortemente la nostra possibilità di svolgere attività di tipo aggregativo, associativo, di promozione della persona, di cittadinanza.

 

Proveremo nelle prossime settimane a raccontare tutto questo, utilizzando il più possibile il nostro sito web, come spazio di raccolta, di scambio, di offerta di materiali, supporti, video, che possano aiutarci a costruire una visione di speranza e di futuro possibile, in questo tempo che rischia fortemente di farci cadere nello sconforto. Abbiamo bisogno di restare uniti, di sentirci vicini, di dare un senso a questo forzato isolamento. Abbiamo bisogno di contrastare la sensazione di totale incertezza, la percezione di ansia e angoscia personale/familiare/sociale; contrastare il vissuto e la sensazione di blocco totale della convivenza civile e costruire letture positive che ci aiutino a costruire il futuro nei diversi aspetti culturali, sociali, economici. Abbiamo bisogno di ristabilire anche se a distanza la possibilità di condividere attività non solo di “ascolto individuale” e “lettura individuale”, ma anche di produzione collettiva di contenuti.

 

Abbiamo anche bisogno di costruire occasioni di riflessione, condivisione, elaborazione condivisa di prospettive positive sul futuro, anche se critiche e di messa in discussione di paradigmi dominanti. Abbiamo bisogno di rileggere la nostra vita sociale, di guardare al Sistema Paese, di prendere atto dell’insostenibilità dei modelli economici dominanti, dell’insensatezza di alcuni modelli e stili di vita. Toccare con mano la fragilità della condizione umana deve interrogarci seriamente e farci mettere in discussione ancora più fortemente molti modelli prevalenti: la globalizzazione ipercapitalistica e disumana che amplifica le disuguaglianze e le discriminazioni; la logica del profitto che prevale anche sull’istanza della difesa della salute e sulla tutela della condizione anziana; lo sfruttamento delle risorse che sta condizionando fortemente la sopravvivenza stessa del nostro Pianeta, causando cambiamenti forse irreversibili del nostro clima, dell’ambiente, della qualità degli insediamenti umani; la logica del potere e della ricchezza che oggi ha indebolito fortemente il Lavoro, relegato in una dimensione residuale e non più centrale nella costruzione delle priorità politiche; l’incapacità di investire su quei settori che soli possono fare progredire l’umanità e dare pari opportunità alle persone: la scuola e la formazione, il sistema sanitario, la ricerca scientifica e universitaria, il sostegno alle persone più deboli, la cultura; l’uso forsennato della risorsa “Tempo” che non sappiamo più alimentare con i tempi del silenzio, della rigenerazione umana e spirituale, della preghiera; il sangue che viene versato ogni giorno nei tanti focolai di guerra alimentati dai capitali occidentali.

 

L’Occidente si scopre vulnerabile. L’Occidente è chiamato a vivere, senza possibilità di rimandare oltre, i principi dell’ecologia integrale di Papa Francesco, per noi fondamenti del messaggio evangelico: il nostro Pianeta da vivere come Casa comune; la fratellanza come dimensione irrinunciabile su cui costruire le relazioni umane, sia nel contesto locale, sia nella comunione con i Paesi poveri, con le famiglie disagiate; il Lavoro come strumento di crescita umana e sociale; lo sviluppo economico come fortemente intrecciato allo sviluppo umano, sociale e ambientale. 

 

Mai come oggi sarà fondamentale riconoscere il ruolo degli Enti sovranazionali e multilaterali come l’ONU, l’OMS, l’Unione Europea, che devono essere chiamati a nuove responsabilità e a una forte legittimazione da parte degli Stati, a svolgere un ruolo di confronto, compensazione, sviluppo e tutela. 

 

Una emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo, che sta diventando crisi economica e sociale, e che dunque in quanto tale rischierà anche di creare forti problemi di tenuta democratica, segnerà un “punto zero” nel quale le diverse istituzioni e i diversi soggetti che hanno responsabilità politica, sociale e culturale, devono saper ristabilire le priorità che servono a garantire in primis la dignità umana, il rispetto della vita umana, la qualità del vivere sociale e civile.

 

Ci aspetta un tempo difficile. Molto è oggi poco prevedibile. Quale comunità sapremo ricostruire quando l’emergenza sanitaria sarà passata? Sapremo ricostruire fiducia per contrastare la paura sociale che stiamo vivendo? Sapremo restituire gratitudine e contenere il cinismo del “purché io mi riesca a salvare”?

 

Non vogliamo cadere in facili ottimismi, ma vogliamo ancorarci a qualcosa di fondamentale che chiamiamo Speranza e Solidarietà, come ricordava qualche mese fa Enzo Bianchi in un suo articolo che credo oggi possa ispirarci ed accompagnarci:

 

La sapienza afferma: “Impara a contare i tuoi giorni e il tuo cuore discernerà la sapienza”. Sì, ci è chiesto di contare i giorni, cercando di rispondere alla prima domanda presente nel grande codice della Bibbia: “O terrestre, dove sei?”. Dove sei nel tuo cammino di umanizzazione, dove sei nel rapporto con gli altri, dove ti collochi nella società umana? Il solo fatto di essere vivi è una benedizione, è ciò di cui essere grati al mondo, perché la cosa più importante nella vita è la vita stessa. (…) sappiamo dare finalmente alla fraternità il suo ruolo decisivo, in modo che libertà e uguaglianza possano, grazie a un tale fondamento, essere davvero instaurate nella società? Rinasca la solidarietà tra tutti noi appartenenti all’unica umanità, una solidarietà tra generazioni e tra popolazioni diverse. Così sapremo impegnarci per affrontare a livello globale i problemi che opprimono l’umanità: cambiamenti climatici, guerre, migrazioni, violazioni dei diritti umani… Si tratta di sperare contro ogni speranza: ma si può sperare solo “insieme”, mai da soli, mai senza l’altro.