Referendum

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Torino, 16 settembre 2020

 

Il nostro Paese ha bisogno di buona politica, non di antipolitica

 

Il referendum costituzionale su cui saremo chiamati ad esprimerci domenica 20 e lunedì 21 settembre è un passaggio importante per il nostro futuro. Siamo chiamati a confermare o meno una modifica della Costituzione, la Carta fondamentale su cui si basa la convivenza civile del nostro Paese.

Mettere mano alla Costituzione vuol dire attivare un meccanismo complesso che non è opportuno affrontare in maniera superficiale: il taglio del numero dei Parlamentari non può, da solo, rappresentare una vera svolta nella qualità della politica, nell’efficienza della rappresentanza, nell’efficacia dell’azione legislativa.

Crediamo invece che il problema principale sia la qualità umana, le competenze, le motivazioni ed i valori dei nostri rappresentanti; non il loro numero, ma la loro selezione.

Pensiamo che occorra ridare centralità al potere legislativo del Parlamento, troppo spesso in questi anni svilito ed asservito alle logiche della risicata maggioranza di turno.

Problemi complessi a cui non si adattano risposte semplicistiche, dettate più dall’esigenza di ottenere consenso per le prossime elezioni che di condurre un pur necessario e faticoso percorso di riforme.

Così come una sola legge, un solo strumento, da solo non sconfigge la povertà o non elimina il problema dell’immigrazione e dello squilibrio tra Nord e Sud del mondo, così tagliare il numero dei parlamentari non rende il nostro sistema migliore o fa ottenere risparmi davvero significativi.

Non crediamo che ridurre il numero dei Parlamentari sia, in sé, utile ed opportuno: ridurre la rappresentanza, escludere di fatto i partiti più piccoli, allargare necessariamente i collegi elettorali vorrà dire limitare la possibilità dei territori e delle minoranze di “riconoscersi” nel parlamento, non saranno un vantaggio, ma un limite per la nostra democrazia. Vi sarà il rischio inoltre di far crescere di molto il potere di ogni singolo parlamentare di condizionare impropriamente il lavoro di tutto il Parlamento o di far preferire la fedeltà al capocorrente, invece che alla Repubblica.

Continuare a ragionare in termini di “casta”, di “taglio delle poltrone”, di “privilegi”: può essere utile sul piano elettorale, di breve respiro, ma non aiuta a capire la complessità di un sistema politico, la vera natura dei problemi, la necessità di dare vita ad un processo di riforma di lungo periodo. Sarebbe ora di smettere di pensare al breve tornaconto elettorale, di smettere di svilire il dibattito politico per affrontare le riforme di cui il Paese ha certamente bisogno.

Le Acli nel rispetto della propria fedeltà alla democrazia da sempre si battono per garantire l’accesso ai diritti, per rimuovere tutte quelle situazioni che di fatto impediscono alle persone di contribuire con la loro azione e con il loro pensiero allo sviluppo del Paese.

In tal senso andare a votare per questo referendum, uno strumento concreto di partecipazione diretta, esprimendo la propria opinione rimane un gesto importante. Rispetto al quesito, invece, pensiamo che sì il taglio del numero dei parlamentari può essere un pezzo, parte di una tesi anche seria e fondata, ma questo referendum non è lo strumento adatto: di per sé il semplice taglio lineare dei parlamentari se non è incluso in una riforma che consente di sfruttare la riduzione per rendere il Parlamento più efficiente e rappresentativo, presenta più rischi e problemi di quanti non ne risolva, se non altro perché contribuisce ulteriormente ad aumentare la distanza fra elettori e propri rappresentanti senza introdurre alcun ulteriore strumento o possibilità di partecipazione democratica dei cittadini.

 

La Presidenza delle ACLI di Torino