PRIMO MAGGIO 2020

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BUON PRIMO MAGGIO: PER UN LAVORO DIGNITOSO, CHE DIA OPPORTUNITA’, CHE CREI VALORE COLLETTIVO.

 

Mai come quest’anno è importante celebrare il I maggio, al tempo del Covid19, in un momento in cui gli scenari futuri sembrano ancora poco prevedibili e il lavoro rischia di essere fortemente minacciato dalla crisi economica e sociale: è infatti fondamentale che proprio in questo quadro, il lavoro assuma una forte centralità nella costruzione degli scenari futuri, con una forte attenzione al valore del lavoro, alla dignità del lavoro e infine alla qualità del lavoro; che l’Italia sappia darsi strumenti concreti per orientare il cambiamento, per ripensare la globalizzazione, per orientare la digitalizzazione dell’economia, per fare del lavoro una opportunità di crescita individuale e sociale. Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, quasi un miliardo e mezzo di persone rischia di perdere il lavoro in conseguenza dell'emergenza Covid-19. Quasi metà dell'intera forza lavoro globale, stimata in 3,3 miliardi di persone, si trova esposta a questa nuova ondata di vulnerabilità sociale. La situazione di grande difficoltà che stiamo vivendo, in un Paese bloccato, rischia di mettere in secondo piano il senso profondo di questa celebrazione e di fare dimenticare e rendere ancora più invisibili i milioni di lavoratori che in questi mesi hanno garantito le filiere essenziali del nostro Paese, garantito il cibo sulle tavole, consegnato ad ogni ora qualunque manufatto desiderabile per tollerare la reclusione forzata, assicurato assistenza e cura ad anziani soli e isolati in casa o ricoverati nelle RSA, curato e salvato negli ospedali e nelle strutture sanitarie migliaia di persone.

Celebrare il I maggio quest’anno ha un valore aggiunto soprattutto per ricordare ancora questi lavoratori, per ribadire che il lavoro rimane un universo complesso ed articolato, che non può essere ricondotto ad un unico paradigma o ad un unico modello. Pensiamo in primis ai due milioni di assistenti familiari e lavoratori domestici, in larga parte senza tutele contrattuali e senza ammortizzatori sociali; all’agricoltura che abbiamo imparato ad apprezzare come un settore fondamentale in questo tempo, ma in cui si insinuano modelli organizzativi ancora fondati sullo sfruttamento, in cui come consumatori finali dobbiamo assumere un ruolo più consapevole; al lavoro di cura, a molti lavori sociali, educativi, spesso non sufficientemente riconosciuti del loro valore sia economico e sia sociale; i lavoratori della cultura, poco tutelati e trascurati dalle politiche di sviluppo, settore non riconosciuto nella sua capacità di creare lavoro. L’emergenza epidemiologica con forza richiama alla necessità di pensare ai fondamenti del lavoro dignitoso da concretizzare nello stesso modo nei diversi contesti e fra diverse tipologie contrattuali. La sospensione di molte attività produttive ha nuovamente evidenziato la differenza fra lavoratori irregolari e lavoratori regolari e fra questi fra i tutelati (coloro che potevano accedere alle diverse forme di sostegno al reddito) e i tanti diversamente o scarsamente tutelati. I limiti alla mobilità personale hanno fatto emergere i milioni di persone che traevano i beni per la propria sussistenza e della propria famiglia nell’informalità, negli interstizi del lavoro regolare, quando in situazioni di vera e propria illegalità o schiavitù.

Mai come oggi pensiamo necessario che i luoghi di lavoro preservino la salute dei lavoratori e garantiscano la sicurezza: questa sarà una grande responsabilità e anche una grande sfida, a cui tutto il nostro sistema delle ACLI sta facendo fronte, ripensando anche le modalità in cui continueremo ad offrire servizi e a gestire con le Istituzioni attività sociali, educative, di sviluppo locale.

Celebrare il I maggio nel 2020 vuol dire pensare innanzitutto a questi aspetti: la salute, la sicurezza sociale per tutti, il salario dignitoso e la libertà nei luoghi di lavoro. Diritti antichi se si vuole ma che oggi possono e debbono essere declinati in una nuova prospettiva che l’emergenza sanitaria ci permette finalmente di pensare. Perché ci impone di ripensare al significato del lavoro non riconducibile o assimilabile al mero profitto o magari al diritto di impresa, ma come strumento di emancipazione personale e familiare, di partecipazione, di sviluppo collettivo e di salvaguardia dell’ambiente. E poi un lavoro capace di ridefinirsi nelle sue modalità organizzative e relazionali.

Oggi si parla molto di risorse economiche messe a disposizione per la partenza. Ogni risorsa andrebbe investita su questi temi, se spesa per tornare al mondo di prima, sarà risorsa sprecata e ingiuriosa nei confronti di chi in questi mesi ha più sofferto. Il lavoro deve ripartire come costruzione di nuovi rapporti tra le parti, luogo di crescita personale e sociale, luogo di rafforzamento di relazioni di coesione, di nuova speranza verso un futuro che deve vederci insieme! Il lavoro è per le persone! Il lavoro è quella dimensione della nostra vita in cui perseguiamo obiettivi che hanno spesso un valore collettivo evidente, in cui investiamo tante energie che ci porta spesso a vivere tante ore lontano dalla famiglia, dagli amici, da tanti nostri interessi.

Richiamiamo e facciamo nostro il pensiero che Papa Francesco ha rivolto oggi al mondo del lavoro: "Oggi è la festa di San Giuseppe lavoratore, è la giornata dei lavoratori. Preghiamo per tutti i lavoratori, perché a nessuna persona manchi il lavoro e tutti siano giustamente pagati, possano godere della dignità del lavoro e della bellezza del riposo".

Con questo spirito, la Presidenza Provinciale, con tanti altri amici delle ACLI di Torino, augurano a tutti Buon Primo maggio, con un video che vuole prima di tutto restituire una voce corale, un voce collettiva, fatta di tante voci, di tante sensibilità, ma che tutte insieme riconoscono il diritto al lavoro dignitoso e offrono come primo impegno quello di fare crescere e garantire diritti e tutele.

 

Presidenza Provinciale ACLI di Torino, 1 maggio 2020

 

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Video Editing di Carlo Zummo